L’invidia

L’ invidia

Nel lavoro, e di conseguenza anche nel network marketing, quando inizi ad avere successo… preparati: alcuni avranno invidia di te e cercheranno di farti del male.

Nella cultura cristiana è uno dei 7 vizi capitali. Dante, nella Divina Commedia, mette gli invidiosi in purgatorio, con le palpebre cucite da fil di ferro: “così sono chiusi gli occhi che invidiarono e gioirono dalla vista dei mali altrui”.

E’ uno dei lati più oscuri della natura umana e caratterizza, secondo alcuni autorevoli studi, circa il 75% della popolazione.

L’invidia è un moto dell’anima inconfessabile: è ciò che si prova quando si esce perdenti da un confronto sociale. Si sperimenta quando un altro ha qualcosa che noi vorremmo: posizione sociale, qualità come la bellezza o il successo in amore o nel lavoro.

È la sofferenza dovuta ad un confronto perdente con qualcuno.

Si può ammettere di farsi prendere dall’ ira, di essere pigri, di soffrire per gelosia, ma di essere invidiosi… NO. Quasi nessuno la confessa… è l’emozione negativa più rifiutata, poiché manifesta due elementi disonorevoli: l’ammissione di essere inferiore e il tentativo di danneggiare l’altro senza gareggiare a viso aperto, ma in modo subdolo.

L’invidia quindi, quasi sempre è caratterizzata dall’ ostilità nascosta verso l’altro, dal desiderio di danneggiarlo – magari dietro le spalle con commenti denigratori – e di privarlo di ciò che lo rende appunto… invidiabile.

Si prova soprattutto per chi è simile, per le persone che si considerano paragonabili come condizioni di partenza. Per una donna è bruciante il confronto con l’ amica bella e corteggiata, più che quello astratto e sproporzionato con una top model; si invidia il collega che è stato promosso, non il direttore generale.

L’uguaglianza di opportunità iniziale rende doloroso l’essere inferiori rispetto ai successi di altri, in un campo importante per sé.

Chi è invidioso, quindi, lancia tre messaggi:

  • sono inferiore;
  • ti sono ostile per il tuo successo;
  • potrei anche farti del male. Così come Caino uccise Abele.

FRUSTRATI E INADEGUATI

L’invidia è velenosa anche e soprattutto per chi la vive. È spiacevole. Si provano senso di inadeguatezza e inferiorità, qualcosa di paragonabile anche al dolore, quello dell’anima. Si ha la sensazione che il vantaggio dell’altro non sia meritato, con frustrazione, perché si pensa di non riuscire a ottenere la stessa cosa.

O ABBASSI L’ALTRO O TI INNALZI

O si cercano modi per “abbassare” una persona (è il caso dell’invidia maligna) oppure si lavora duro per alzarsi al suo livello (ed è quello che accade con la seconda forma di invidia, quella benigna, priva di sentimenti ostili).

Come in ogni cosa, anche in questo caso possiamo prendere un aspetto positivo da questa emozione.

L’ invidia può quindi anche essere costruttiva: nell’ evoluzione della specie umana ha rappresentato un beneficio: alcuni individui invidiosi hanno investito più sforzi per raggiungere lo status e le risorse dell’invidiato.

Questa emozione può rappresentare una chiamata all’azione.

L’invidia può essere benigna quando porta all’ emulazione: in questo caso canalizza le energie per cercare di migliorarsi. Insomma, è una spinta a metterci in moto: così facciamo appello alle nostre capacità per raggiungere un traguardo.

Allora, considerando che quasi sicuramente sei invidioso anche tu… la smetti di criticare gli altri ed inizi a prenderne esempi positivi per migliorarti?

Vincenzo Minnici.

 

 

 

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